inizio a adorare gli Aussie (anche detti Oz: per approfondimenti, leggi qui)
sono così gentili che fanno quasi tenerezza, lontani anni luce dalla cialtroneria yankee sperimentata un Florida un anno fa.
provando a definirli, vengono i mente solo aggettivi dal gusto retrò che sanno di buono.
direi che sono frugali (è facile incontrarne a piedi nudi (!) e non nel parco come quel sex symbol di Robert Redford - checché ne dica Gabriele -, ma in metropolitana o al supermercato); garruli, anche (i bar sono sempre strapieni e il vociare fa simpatia); e pure abbienti (i bar saranno anche pieni, ma un caffè non te lo smollano per meno di 2.80$).
poi devono essere clamorosamente fisionomisti. il tizio del bar sotto casa ("My legendary girlfriend", che mi ha praticamente adottato) mi ha riconosciuto al secondo giorno in cui passavo a prendere un cappuccino (a proposito, qui quando si ordina un caffé o simili, va aggiunta l'indicazione "no/one/two sugar", perché ci pensano loro. e vorrei vedere, a cinquemilalire a tazza...).
ecco, il lato economico è il punto dolente. la vita è carerrima. mi ci vorrebbe uno stipendio triplo per mantenere il tenore di vita abituale (che già di solito è ben al di sopra di quanto potrei permettermi). per avere un'idea: il cinema costa 18$ (14€). certo, dimostrano di essere lungimiranti e tolleranti, permettendo di portare la birra in sala (!). e poi, per un capolavoro come Django unchained qualsiasi spesa sarebbe adeguata (specie perchè ci si alza dalla comodissima poltrona sulle note del tema di Trinità). però insomma, poco non è.
poi sono in qualche modo necessariamente alternativi, indie, sostanzialmente underground, molto underground. il prof. che mi ospita (e che fuori dalla sua porta della sua stanza nel dipartimento di management ha il cartello "every morning I wake up on the wrong side of capitalism") oggi a pranzo a preso un chinotto. lo ha chiamato "cinoto", ma come si fa a non volergli bene?
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