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sabato 9 marzo 2013

in the end...


valigie appena chiuse, caldo tremendo e sensazione di fastidio al pensiero di trascorrere le prossime 26 ore in compagnia di China Southern e delle sue discutibili zuppe di noodles e pollo.
nel chiudere il blog pensavo ai momenti in cui scrivevo i post conclusivi dei diari precedenti in Canada e USA. e a differenza di Ottawa e Gainesville, a Melbourne ci tornerei volentieri (egràziàlcàzzo, si potrebbe replicare).
il discorso sarebbe lungo, ma qui davvero si potrebbe star bene. non a caso, il motto dello Stato di Victoria (di cui Melbourne è capitale) è "The place to be". e manco c'hanno torto. sarà che sono arrivato in estate e in un mese ha piovuto un giorno solo, sarà che cmq ho girato un po' e ho potuto scegliere cosa vedere, ma qui insomma "stanno avanti" (o siamo noi che stiamo indietro? oppure noi non stavamo messi male, ma l'outlook è diventato improvvisamente negativo? in altri termini: QUANDO stiamo andando?)

poi, che accorgersi che qui si stia così bene è "sorprendente", se non altro perché nella "cultura popolare" l'Australia semplicemente non esiste. escludendo (appunto) Giorgie, Mr. Crocodile Dundee e Risiko, non c'è uno straccio di riferimento di ampia circolazione. non un film che prescinda dallo stereotipo del posto dimenticato e lontano, pieno di gente rude e con la faccia bruciata dal sole (se non l'avete visto, risparmiatevi il pippone con Nicole Kidman e Hugh Jackman. è aberrante e cmq, proprio per dare un riferimento circostanziato allo spettatore, si intitola "Australia". punto.). per il resto, sono solo ambientazioni un po' sminchie (Mission Impossible II) o fasulle (il finale di Point Break ho scoperto essere stato girato in Oregon).
i riferimenti italici sono ancora peggiori. l'unica canzone italiana che mi è riuscito di trovare è addirittura di Mango (che cmq è un genio), che per altro - anche a conoscerla - si limita a parlare di "coste alte e mare aperto / cielo immenso sul deserto" e ovviamente di "spiagge bianche e barriere di corallo" (attaccandoci poi una rima baciata inascoltabile: "montagne e vaste praterie da percorrere a cavallo")...

Detto questo, si riparte.
Paperulo è soddisfatto di aver conquistato il nuovissimo continente, di aver conosciuto quelle bestie immonde dei locals e di avervi esportato la democrazia. Ora può tornare da chi lo aspetta.


giovedì 7 marzo 2013

di sedicenti cappuccini, di ulteriori anomalie Aussies, digital divide, The Club e altro ancora

indovina indovinello (la cui traduzione pare sia "riddle me this")... cos'è questo?
risposta: un flat white. no, non è un cappuccino, è un flat white. (ma che differenza c'è? sapessi...) 
cambiando ripetutamente bar alla ricerca di una soluzione al mistero dello zucchero (che per ora rimane ancora insoluto), ho visto che uno degli ordini più ricorrenti era questo misterioso flat white. nonostante mi facesse pensare piuttosto a una piadina/tortilla, mi sono deciso a ordinarlo al buio. trovandomi poi davanti ciò che io definirei un cappuccio giusto un po' più caffettoso del solito (un cappuccino "scuro" nel GRA, una sorta di "macchiatone" a Padova) ho fatto qualche diligente ricerca e ho scoperto che c'è tutto un mondo dietro. una ricca voce wikipedia mi consola affermando che "è similar to original Italian cappuccino", ma un comunicato ufficiale dell'agenzia  neozelandese del turismo lo nazionalizza etichettandolo baldanzosamente "definitely an Australasian beverage".
cmq il busillis è a monte. le culture anglosassoni hanno attribuito ad altro la denominazione "cappuccino" [pronuncia: kæpəˈtʃiːnoʊ, non dissimile dal modo in cui si esprime Lin, il cinese che gestisce il baretto sotto casa a via Padova e che mi accoglie col sorriso e la domanda "cap'cìno? caf'late? colneto?"]. insomma, con "cappuccino" identificano quel beverone immondo per quantità, qualità e temperatura che viene ormai distribuito da Starbucks e dai suoi epigoni. di conseguenza, se volete che vi servano una bevanda composta da 150-180 ml (dei quali 1/3 di caffè espresso e il resto di latte), con una schiuma a grana fina ottenuta da latte scaldato con vapore a 60-70 gradi e che il tutto sia presentato in una tazza di ceramica, dovete ordinare un flat white. e, direi, se ci tenete proprio al rispetto di tutti i requisiti appena descritti, avete bisogno di un analista bravo. (per ulteriori masturbazioni mentali sul tema: leggete qui).

ah, c'è da fare un'aggiunta agli elementi di anomalia di questi anglofoni degli antipodi. a quanto mi è parso di capire, non conoscono quella frustrante attività del calcolo delle mance a fine pasto. cioè, un po' come da noi, se gliela vuoi lasciare bene, altrimenti non c'è quella tiritera del 10-15% e giù a calcolare e a finire i contanti e a pensare limortàccituaguadàgnippiùddemé.
poi, per fortuna, sono più svegli degli americani e nei negozi e nei supermercati espongono direttamente il prezzo finale, comprensivo delle tasse. cosa che gli yankee non fanno e che mi faceva imbestialire alquanto.

distribuzione del voto al M5S
venendo a qualche altra info sulla quotidianità di questi ultimi giorni in Australia, ieri c'è stato il seminario sulle elezioni italiane e finalmente ho potuto dare sfogo al mio ego e a una decina di giorni di lettura solipsistica della rassegna stampa. preparando le slides, ho pensato un po' alle varie ipotesi che circolano in questo momento e, per fortuna, ho trovato conforto nelle posizioni del buon Don Gallo e dei suoi commentatori, che sono tornati sul mitico Codice di comportamento degli eletti del M5S con posizioni abbastanza simili a quello che avevo provato a dire io.
a proposito, per fortuna c'è chi si accorge (anche se è da tempo che se ne parla) che sto cavolo di mito del governo da parte del popolo della rete e dell'interazione dal basso alla base del MoVimento è abbastanza una presa per il culo, almeno per il momento, e che molti aspetti della comunicazione di Grillo e dei suoi non sono poi anni luce dalle videocassette confezionate in casa con la calza sull'obiettivo. tra l'altro, se uno guarda la distribuzione dei voti del M5S sul territorio nazionale (v. cartina a fianco), trova una cosa secondo me sorprendente. è clamorosamente omogeneo. certo, con qualche "picco" (in Sicilia perchè cmq sono "al governo" e in Liguria, che è il feudo del capo) e qualche flessione (in Lombardia, magari per il traino del voto utile a a Ambrosoli). sì però, questa mappa è inconciliabile con l'idea che l'elettore di Grillo sia il giovane/giovaneadulto, istruito, nerd e informatizzato. nel Paese occidentale con uno dei più profondi digital divide (sia territoriale che generazionale) che si conosca questa teoria non può reggere. 

ultima cosa: ma è possibile che a nessuno sia ancora venuto in mente di strutturare una simil-autopresentazione dei candidati a cinque stelle come le meravigliose interviste-lampo di The Club? 
"chi sei, come ti chiami?" sono Aldo, da Correggio "dicci tre aggettivi per descriverti" beh, giovane, impegnato... connésso (ma non sarà mai come "solare.... simpatico... ah, solare!", nè "ciao Robbie Williams" ?!?!?) "cosa puoi offrire al movimento?" l'esperienza di autogestione della carta igienica nel mio condominio tirato su con il social housing "il giorno più bello della tua vita?" QUESTOOOOO!







PS. salutiamo con favore il ritorno al blogging del cugino Buddah

martedì 5 marzo 2013

il richiamo della vita quotidiana

in molti* mi chiedono di tornare a dire qlcsa dell'Australia e della vita quotidiana qui
(* ovviamente non è vero, ma pare che millantare richieste di intervento sui temi più disparati sia un'ottima tecnica per attivare l'attenzione. tra l'altro è un espediente abusato da ben noti mitomani-sedicenti-costituzionalisti dei social network e lo stato in cui versa il dibattito sul post-elezioni dimostra, drammaticamente, che c'è chi li ascolta)
magari però, almeno il buon Sacco, apprezzerà...

cmq, per dire la mia sugli australiani, la migliore definizione che mi viene in mente è che siano degli anglosassoni anomali. per alcuni versi un misto tra UK e US riveduto e corretto, un po' più elementari nei meccanismi di funzionamento e un po' meno fenomeni nel rapporto con il resto del mondo. ecco, sanno che stanno bene, ma non si illudono di essere il faro della civiltà mondiale. non hanno pretese egemoniche su alcunché (e del resto gli aborigeni li hanno già sapientemente fatti fuori per tempo) e si godono un territorio grande come gli USA continentali, abitato però da un numero di individui pari a quelli che della sola Shanghai (che pochissimi non sono, ma insomma, la densità di popolazione è vicina a quella della Mongolia).

cmq, si diceva "anglosassoni" perché:
- parlano inglese (o, almeno, qlcsa che loro ritengono lo sia: le vocali sono marcatissime e se sei distratto sembra quasi che suoni simile a un italiano un po' meno musicale);
- guidano a sinistra con il volante a destra (e, tra l'altro, con tutti i comandi invertiti: le frecce si mettono con la mano dx e i tergicristalli si azionano con la sx; il volume dell'autoradio è a dx e il tuner a sx... aiuto!). tra l'altro, devono essere consapevoli che si tratti di una cosa altamente contronatura, tanto che la strada è disseminata da cartelli "drive on left in Australia"... o sono troppo cortesi con i turisti, o si sbagliano anche loro
- mangiano uova a colazione e non cucinano a casa praticamente mai
- mettono la moquette davvero dovunque
- il sabato mattina giocano a cricket (e nonostante una buona mezzora di osservazione, confermo di non capirci nulla, neanche chi stava in squadra con chi)
- rifiutano pervicacemente le virtù del miscelatore per i lavandini 
- nel we si ubriacano come le merde
- partecipano anche loro al complotto mondiale per l'eliminazione del piano terra (complotto del quale è complice anche MammaLUISS, per la verità)

quindi sicuramente anglosassoni, ma "anomali" perché:
- hanno il sistema metrico decimale (metri, kilogrammi, gradi Celsius, ...)
- la corrente a 220V (deo gratias)
- non sono affatto ossessionati dalla privacy
- usano ancora i contanti in modo abbastanza diffuso
- hanno abitudini alimentari sorprendentemente sane e varie, almeno nel senso che la frutta e la carne sono ottime (e non di plastica come negli USA), abbondano i prodotti biologici e hanno a disposizione una varietà di cucine asiatiche e del resto del mondo davvero invidiabili

andrebbe fatta qualche considerazione sulla lingua o sulle espressioni ricorrenti. su questo il blog del periodo in Florida era di certo molto più accurato.
direi però no worries. già, no worries. qualunque cosa capiti nella vita, dalla richiesta di un cappuccino a una temperatura che non dilapidi immediatamente il patrimonio di mucose orali, al bancomat che si mangia la tua carta (mapòrcaputtàna!), la risposta è solo una: no worries. alle volte verrebbe da rispondere con un prosaico "se, il cazzo!" (oddio sto eccedendo con il torpiloquio: siamo già a questo punto nell'Italia di Grillo?), però è rassicurante sentirli. Severgnini lo aveva detto (prima che diventasse stucchevole leggerlo). gli australiani affrontano la vita così
meno piacevole è quel "seee yAAAA!" che ti accompagna mentre esci da un negozio. stridulo, decisamente, quasi da unghie sulla lavagna.
utile appendice (specie per la cugina, che è appassionata al tema): probabilmente i libri di inglese su cui abbiamo studiato a scuola sono scritti da australiani. è la prima volta che sento usare la parola bathroom per identificare il bagno (anche se, "amico mio, il mondo è tutto un cesso"), senza ricorrere alle declinazioni yankee di washroom o britanniche di loo che tanto ci hanno fatto penare nei momenti dei bisogni.

altre cose da segnalare? uhm vediamo...
il mistero dello zucchero. sarebbe il paradiso di mio nonno. noto per la sua totale avversità a qualsiasi lavoro domestico, pare che quando mia nonna gli portava il caffè appena fatto, fosse solito fissarla in attesa dell'agognato cucchiaino e mezzo di dolcificante. a quel punto, quasi a rivendicare il diritto a un sorso bollente e privo di intermediazioni proprie, aggiungeva "e non me lo giri?" (applausi a scena aperta, tipo quelli meritati da Angela Lansbury - ! - a Sydney sabato sera). cmq, tornando a noi, qui lo zucchero va richiesto al momento dell'ordine, ce lo mettono loro e - meravigliosamente - te lo girano pure. se però dimentichi di chiederlo, sei perduto. nei locali diversi da Starbucks non si trova. se provi a intervenire ti bacchettano. non è igienico riaprire il caffè una volta che te l'hanno messo in mano.

gli orari. non si ammazzano affatto di lavoro. alle 5 e qlcsa l'università sembra l'assemblea fondativa di un movimento di centrodestra alla quale non sono arrivati gli autobus dei pensionati in gita. pranzano che io non ho ancora digerito la colazione ma la sera, almeno a Melbourne, si cena tranquillamente fino alle 9.

il costo della vita (tema da sempre caro al da sempre caro Lombardi). punto dolente. peggio di quanto ci si possa aspettare. considerando che, al momento, il cambio è più o meno 5€=6$AUS, un caffè non costa meno di 3.20$, un quotidiano 2$, l'abbonamento settimanale al tram (fondamentale, viste le distanze) 35$, una birra 9$, un volo interno di sola andata 130$, una cena discreta sui 35$. 

lunedì 25 febbraio 2013

divagazioni lunari, in attesa dei risultati elettorali

mi sono accorto che qui ho la luna "storta".
non la luna nera della indimenticata Cloris Brosca (e, per altro, l'aver perso e ritrovato il passaporto e il mac nuovo nuovo a una settimana dalla partenza non può che essere indice di gran culo).
e neanche nel senso figurato del cattivo umore.
"storta" nel senso letterale, quasi capovolta. non c'avevo mai pensato. non è il dark side of the moon, è sempre lo stesso lato, ma alquanto ruotato. del resto, gravità permettendo, qui si è a testa in giù.


volendo sviolinare: storta così, la luna è assai meno antropomorfa, e diventa difficile vederci un viso. chissà se questa prospettiva l' avessimo avuto noi "boreali". magari pastori erranti non le avrebbero dedicavano canti notturni. né Peppinidicapri l'avrebbero accusata di falsa testimonianza. (tra l'altro: ma l'inversione di genere tra Sole e Luna in tedesco - die Sonne, "la" sole, e der Mond, "il" luna - ha conseguenze sulla letteratura?).
cmq a vederla fa un certo effetto. come l'acqua che scende al contrario nello scarico del rubinetto (ma, a quanto mi risulti, questo non ha portato a ispirazioni poetiche in nessuno dei due emisferi).

cmq, per farla breve, l'attesa per i risultati elettorali è altissima. le urne si chiuderanno quando qui sarà l'una di notte e quindi potrò concedermi una maratona elettorale just like the ones we used to know, a notte fonda.
nel frattempo, gli altri risultati attesi in giornata (fantacalcio e notte degli Oscar) finora non  hanno sorpreso. i Fantaspumeggianti sono in pieno affanno e stentanto a risalire in classifica. Christoph Waltz meriterebbe statuette anche per le comparsate. speriamo che anche gli exit polls, le proiezioni su dati reali (ma quanto è bella come espressione?) e la faccia pagnoncella di Pagnoncelli non si inventino nulla di eccessivamente inaspettato.

PS. per chi se le fosse perse, qui qualche foto dalla Great Ocean Road (seguirà dettagliato post sulla guida in Australia): http://www.flickr.com/photos/93487826@N03/show/


mercoledì 20 febbraio 2013

votAntonio. magari....


oggi alla RMIT University c’è stato un seminario sul voto in Italia organizzato dal prof. Bruno Mascitelli, che avevo ascoltato alla LUISS quando aveva presentato il suo libro sui parlamentari australiani di origine italiana. Sentir raccontare dall’esterno l’allegra evoluzione recente della politica italiana non è stato privo di gusto. La sala era piena di italiani residenti in Australia, australiani con qualche nonno italiano e qualche curioso di passaggio. Dopo un’ora di interessante discussione, mi sono reso conto che si parlava di tutto e di tutti, tranne che di un simpatico quanto stempiato protagonista. C'era sconcerto per l’ennesima candidatura di Berlusconi, curiosità per la novità costituita da Grillo (che ha presentato candidati anche in circoscrizione estero) e per l’anomalia del governo tecnico di Monti. Perfino le notizie del sedicente masterizzato Giannino o i timori per le velleità secessioniste della Lega venivano fuori.
NESSUNO, invece, si interessava a Gigggi.
Bersani era considerato meno nuovo, meno strano, meno famoso, meno frocio, meno ladro, meno qualcosa di qualsiasi altro contendente. il dramma è che non avevano poi torto.


tutto questo però mi ha portato a realizzare qlcsa che sapevo benissimo, ma che finora non avevo troppo tenuto in considerazione: a ‘sto giro non voto.
era chiaro almeno da Natale, ma solo oggi mi sono accorto che, per la prima volta, si terrà una consultazione elettorale alla quale ho diritto a partecipare e non potrò farlo.
dall’elezione del rappresentante di classe in prima liceo (con un memorabile quanto discutibile esordio come presidente dell’Assemblea) a qualsiasi referendum che fosse venuto in mente all’ultimo dei radicali, non ho mai fatto mancare la mia presenza. tengo alla mia scheda elettorale quanto alle statistiche di spider (dove posso vantare 2 vittorie consecutive a quattro semi e 13 a due semi). Perfino al (primo) referendum sull’art. 18 votai scheda bianca, pur di assicurarmi il piacere di impugnare (a vuoto) la matita copiativa.
nel 1999, ormai alle soglie della maggiore età, sviluppai venature antieuropeiste per quelle elezioni piazzate in un inutile giugno (cosa costava a un'Europa ancora a 15 aspettare qualche settimana e votare il 3 agosto?). Per fortuna, con le regionali del 2000 arrivò il primo voto “vero” e, tra l’altro, l’unico con quel meraviglioso certificato elettorale nominale, ricevuto a casa, e che per anni avevo invidiato ai miei genitori. Di lì a poco salutai la sezione 18 del comune di Isernia (di solito presidiata in massa dalla famiglia Terzigni, che riusciva a coprire qualsiasi carica nel seggio), approdando quindi alla vita romana e alla più anonima cabina nella scuola di via Reggio Calabria.

oddio, certo non è stata una storia di successi.
al liceo, i miei tentativi di boicottaggio di Cosimo Apollonio in sede di scrutinio risultarono inutili: stravinse, risultando primo eletto all’ambita carica di rappresentante della IA dell’Ettore Majorana. Il voto a Di Stasi alle regionali del 2000 fu reso inutile dal Consiglio di Stato che rimandò il Molise alle urne e Iorio in Giunta dopo nemmeno un anno (mi consolai portando la sentenza fresca fresca come argomento a piacere all’esame di Diritto pubblico). Il tentativo di una lista autonoma alle elezioni universitarie finì drammaticamente con gli avversari che presero il triplo dei nostri voti, spazzandoci via dal consiglio di facoltà di Scienze politiche nonostante le sicurezze che pensavamo derivassero dal metodo D’Hondt. Perfino i tentativi di elezione del nuovo amministratore di condominio dopo le vicende del perfido Nastasi finirono frustrate dalle dimissioni di quest’ultimo, ormai sull’orlo di una denuncia per appropriazione indebita.
Poi, in generale, una sfilza di voti dati a candidati più o meno impresentabili e destinati alla sconfitta o al dimenticatorio (Ettore Di Domenico – per Rutelli! –, Marrazzo, coalizioni che comprendevano quella simpatica canaglia di Mastella, e poi WaterWeltroni nel 2008). e con loro tutti i vari simboli con cui la fantasia della sinistra, del centrosinistra, del centro-sinistra, centro-centro-sinistra è riuscita a esprimersi.

e cmq no, stavòltanonvòto.
dotte disquisizioni algebriche, che sottolineano come (quasi) nessuna elezione si decida per un voto solo, non consolano una simile menomazione.

lunedì 18 febbraio 2013

week 2. planning settimanale

se il tasso di risposta alle email è un indicatore della gentilezza di un popolo (o, almeno dei suoi professori di diritto costituzionale), l'Australia batte gli USA 10-0.
l'anno scorso a Gainesville inviai una decina di email a professori, lecturers e forse anche a chi puliva i cessi della Law School, per chiedere di essere informato su eventuali seminari o workshops ai quali si poteva assistere. il massimo che ottenni fu qualche risposta di assenza di gente in anno sabbatico e la classificazione del dominio Luiss come spam da parte del server della University of Florida.
non pago di questo meraviglioso successo di critica e di pubblico, ci ho riprovato quest'anno in Australia.
ecco, in pochi giorni mi hanno risposto TUTTI: chi magari per dirmi che è al'estero (ma che cmq inoltrava la mail alla segretaria del dipartimento per farmi inserire in mailing list), chi per ringraziarmi di aver scritto, chiedendo qualche rigo di presentazione del progetto di ricerca sul quale sto lavorando, chi (addirittura, ed è pure il più figo del bigoncio) per invitarmi a pranzo con i suoi folks. insomma, c'è poco da aggiungere
ora, a parte il problema dei problemi in queste occasioni (riassumibile nell'aurea massima #CHECCAZZOMIMETTO?), iniziano a profilarsi gli impegni più o meno seri del periodo Aussie.
si inizia domani con un promettente seminario sulle elezioni italiane (non voglio neanche pensare cosa si dirà del nostro giovane e vigoroso ex premier) e si prosegue poi con una due-giorni nella ridente Canberra, per incontrare un prof dell'Australian National University e alcuni funzionari del Parlamento federale.
tra l'altro, a quanto si dice, Canberra è nota per alcuni appetitosi tratti distintivi, quali: è più insignificante di Ottawa e Isernia messe insieme; fa un freddo pipone; le sue uniche attività sono la burocrazia federale e le fiorenti industrie dei fuochi d'artificio e del porno.
insomma, non mancano i motivi di interesse...

venerdì 15 febbraio 2013

meeting the aussie

inizio a adorare gli Aussie (anche detti Oz: per approfondimenti, leggi qui)
sono così gentili che fanno quasi tenerezza, lontani anni luce dalla cialtroneria yankee sperimentata un Florida un anno fa.
provando a definirli, vengono i mente solo aggettivi dal gusto retrò che sanno di buono.
direi che sono frugali (è facile incontrarne a piedi nudi (!) e non nel parco come quel sex symbol di Robert Redford - checché ne dica Gabriele -, ma in metropolitana o al supermercato); garruli, anche (i bar sono sempre strapieni e il vociare fa simpatia); e pure abbienti (i bar saranno anche pieni, ma un caffè non te lo smollano per meno di 2.80$).
poi devono essere clamorosamente fisionomisti. il tizio del bar sotto casa ("My legendary girlfriend", che mi ha praticamente adottato) mi ha riconosciuto al secondo giorno in cui passavo a prendere un cappuccino (a proposito, qui quando si ordina un caffé o simili, va aggiunta l'indicazione "no/one/two sugar", perché ci pensano loro. e vorrei vedere, a cinquemilalire a tazza...).
ecco, il lato economico è il punto dolente. la vita è carerrima. mi ci vorrebbe uno stipendio triplo per mantenere il tenore di vita abituale (che già di solito è ben al di sopra di quanto potrei permettermi). per avere un'idea: il cinema costa 18$ (14€). certo, dimostrano di essere lungimiranti e tolleranti, permettendo di portare la birra in sala (!). e poi, per un capolavoro come Django unchained qualsiasi spesa sarebbe adeguata (specie perchè ci si alza dalla comodissima poltrona sulle note del tema di Trinità). però insomma, poco non è.
poi sono in qualche modo necessariamente alternativi, indie, sostanzialmente underground, molto underground. il prof. che mi ospita (e che fuori dalla sua porta della sua stanza nel dipartimento di management ha il cartello "every morning I wake up on the wrong side of capitalism") oggi a pranzo a preso un chinotto. lo ha chiamato "cinoto", ma come si fa a non volergli bene?

martedì 12 febbraio 2013

chissenepapa

la reazione dei giornali australiani alla notizia delle dimissioni del papa sembra essere in quel sottile spazio tra il chissenefrega e il vabbé...
sicuramente c'entra un po' il fuso orario che non ha concesso granché tempo per commentare la cosa, ma cmq le sorti del soglio di Pietro non sembrano interessare più di tanto all'aussie medio.

l'edizione cartacea di The Australian (diciamo l'equivalente del Corriere della Sera) non lo riporta ancora e nel sito internet la notizia finisce in evidenza sì, ma su una spalletta a destra (che nel parallelo col corriere non sarebbe diverso dall'ultimo flirt di Belen o dalla quotidiana marchetta alla Apple), privilegiando l'appassionante dibattito sulla questione fiscale. tra l'altro, anche qui tempi duri per trasferimenti e compartecipazioni e la battagliera Julia Gillard, primo ministro laburista (donna!), minaccia tagli e accusa gli Stati di non aver riscosso abbastanza. insomma, anche qui ci sono i buchi, hanno fatto male i conti alla ragioneria generale e non hanno neanche la rassicurante prospettiva di un accordo con la Svizzera.

continuando con la rassegna stampa, il riformista The Age (quotidiano locale di Melbourne, paragonabile a un Guardian o a Repubblica), mette le dimissioni del papa in prima pagina, ma solo dopo aver ripercorso a fondo gli scandali del doping nel football australiano (tra l'altro, uno sport che merita sicuramente approfondimento). 
tra le reazioni dei politici locali però spicca quella di Tony Abbott, liberale e leader dell'opposizione in Parlamento, che da quanto mi è parso di capire ha uno stile non dissimile dal Calderoli dei tempi migliori (e senza neanche ricorrere a canottiere illustrate). alla notizia delle dimissioni di Ratzinger ha rassicurato tutti che non ha intenzione di candidarsi a papa perché ha abbandonato quella strada anni fa (prima di entrare in politica era in seminario) e che quello di papa è un mestiere duro come tutti gli altri, quindi andare in pensione a 85 anni non è sorprendente. genioh!
detto questo, ancora non mi allineo al fuso e da quando sono arrivato praticamente sono quasi a digiuno, mi sveglio alle 5 e vado a letto a orario telegiornale. di questo passo sarò tuned con il mondo circostante più o meno il giorno in cui rientro in Italia.